domenica 13 marzo 2022

CHIOGGIA NON POTEVA PERDERE LA PROPRIA CREDIBILITA'



Questa notte i pescherecci di Chioggia sono usciti in mare, tutti, indistintamente. Anche coloro che, durante la riunione di sabato, tenutasi presso la Sala D’Aste del Mercato Ittico all’Ingrosso di Chioggia, appoggiavano l’idea di stare in banchina, hanno mollato gli ormeggi e sono andati a lavorare.

Questo non significa che le categorie siano soddisfatte del risultato ottenuto, che al momento consiste in un eco a livello mediatico non indifferente, ma significa solo che la categoria rispetta le decisioni prese.


Durante la riunione che si è tenuta ad Ancona venerdì scorso ci sono state prese di posizione drastiche, la situazione ha esacerbato gli animi e a un certo punto è diventato improponibile un colloquio produttivo. È venuto a mancare il rispetto nei confronti dei rappresentanti delle stesse marinerie che si trovavano alla riunione, provenienti dalle coste Adriatiche, e nei confronti della marineria di Chioggia, portata ad esempio con accezione negativa in quanto non voleva proseguire lo sciopero, come d’altronde era già stato deciso durante la precedente riunione tenutasi a Civitanova Marche. 

Alcune flotte chiedevano di proseguire lo sciopero per appoggiare le agitazioni dei camionisti che stanno partendo in queste ore nel sud Italia.

Questo perché alcune marinerie non hanno il Mercato Ittico e devono fare affidamento nel trasporto su gomma per commercializzare il proprio prodotto, trasporto in questi giorni a rischio. Pertanto, uscendo in mare, non avrebbero avuto la certezza che il prodotto sarebbe stato consegnato, col rischio di perdere il pescato.

Chioggia, con il Mercato Ittico all’Ingrosso alle spalle questo problema non lo sente, come altre marinerie, pertanto è voluta rimanere ancorata alla propria decisione precedente. Essendo la più grossa marineria dell’alto Adriatico, le altre più piccole la tengono in considerazione come fosse un ago della bilancia e prendono le proprie decisioni in base a quelle provenienti dalla marineria chioggiotta. 

In ogni caso Roberto Penzo, Tanfa, che si trovava ad Ancona per farsi portavoce per Chioggia, non poteva prendere in autonomia una decisione così importante, se proseguire o meno l’agitazione, avrebbe voluto parlarne con una relativa tranquillità in casa, durante una assemblea con gli armatori chioggiotti e con i marinai. Lo stesso comportamento deciso anche da Rimini.

Alla riunione a Chioggia è però intervenuto Francesco Calderoni e l’andamento della stessa assemblea ha preso una piega ben diversa dal preventivato. 

In tutto questo frangente, a partire dalla riunione di Ancona, si è creato un clima di mancanza di rispetto tra colleghi, un voler prevaricare da parte di alcuni e imporre il punto di vista. Un atteggiamento poco democratico che non ha fatto bene alle discussioni. 

Ora i pescatori usciranno in mare questa settimana, decideranno tra venerdì e sabato come proseguire l’agitazione, anche in base alle risposte che giungeranno da parte del Governo. Come sono d’accordo di fare tutte le marinerie dell’Adriatico e come è stato comunicato ieri dal Presidente dell’Associazione Produttori Pesca di Ancona, Apollinare Lizzari.


I telefoni dei rappresentanti delle categorie questo fine settimana sono andati in fibrillazione, con chiamate provenienti dalla stessa marineria di Chioggia e da quelle marinerie che fanno riferimento a Chioggia, sulla linea da mantenere. 

Se tornare in mare o meno sia stata una decisione corretta non lo si può sapere ora, ma era l’unica decisione da prendere perché Chioggia non perdesse la propria credibilità.


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