lunedì 31 gennaio 2022

CARO-GASOLIO L'ALLARME DI FEDERPESCA - 2022 COME 2012?


Un allarme viene lanciato da Federpesca e riguarda il caro-gasolio, un allarme che la categoria dei pescatori aveva lanciato già un mese fa, nel momento in cui si erano accorti dell’aumento del carburante alla pompa. 

Rispetto all’anno scorso il gasolio è aumentato del 60%, l’aumento mette letteralmente in ginocchio l’intera categoria e diventa non più conveniente uscire in mare. La spesa di un peschereccio per quanto riguarda il carburante può variare a seconda della capienza dei serbatoi, da circa 10mila a circa 15mila euro.


Il gasolio è lo spesa che incide maggiormente sui costi, conferma Elio dall’Acqua, armatore, ma anche le cassette di polistirolo in cui va stipato il pesce sono aumentate di prezzo, ancora tre mesi fa, e ora costano 80 centesimi a cassa. Ci sono poi la spesa mangiativa, l’IVA sui fogli d’asta, il ghiaccio, e tutte le altre spese che si devono affrontare settimanalmente.

Il caro-gasolio riguarda tutte le attività a 360°, i costi dell’energia stanno provocando aumenti in tutti i servizi e su tutti gli scaffali ma nel settore della pesca rappresenta una delle voci più incisive sulla colonna costi, facendo diventare il lavoro non più sostenibile. Ciò può avere importanti e sensibili ricadute sull'occupazione e nell'approvvigionamento. Soprattutto se lo si associa alla diminuzione delle giornate di pesca e alle attuali ripercussioni sugli Ho.Re.Ca. causate dall’emergenza Covid.

La maggior parte degli armatori ritiene non più remunerativo uscire in mare, sostiene Roberto Penzo, Tanfa, armatore, non è più conveniente. Questo  potrebbe mettere in gravi difficoltà centinaia di lavoratori nel settore, se non tutta l’economia locale. 

Federpesca chiede al Governo di attivarsi e di prendere provvedimenti per mitigare l’impatto che questa nuova crisi potrebbe riflettere nella società attuale. Se non fossero presi provvedimenti molte unità da pesca resteranno a breve attraccate in banchina e ciò potrebbe favorire l’importazione di prodotto straniero per riempire il vuoto lasciato da quello italiano sulle nostre tavole.

Una crisi come questa a causa del caro gasolio si è vista nel 2012 quando uno sciopero ha visto tutte le categorie unite, riuscendo a portare a casa un risultato. Sciopero che non si può escludere a priori ma che, per avere successo, dovrebbe vedere molta più coesione nel comparto.

Su un quotidiano del gennaio del 2012, la Nuova, venivano riportate notizie sui disagi dovuti al costo dei carburanti che avevano provocato scioperi tra la categoria dei camionisti a cui si erano aggregate le proteste dei pescatori.

A gennaio del 2012 i pescatori di Chioggia avevano depositato presso la Capitaneria di Porto tutti i ruolini di equipaggio delle loro unità da pesca, dichiarando così che non avrebbero salpato.

La volontà era chiedere la cassa integrazione. Al tempo erano altre le misure restrittive imposte dalla Comunità Europea: dal divieto di pesca entro le tre miglia, alla licenza a punti, all'introduzione dell'IVA sul gasolio, all'inasprimento delle sanzioni pecuniarie e l'aumento del prezzo del gasolio che, all'epoca, era arrivato a 78,5 centesimi al litro. Quel gennaio una delegazione di pescatori chioggiotti aveva partecipato a una protesta a Roma subendo la carica della polizia che voleva intervenire per bloccare il lancio di petardi da parte di alcuni pescatori delle marinerie del sud Italia. Chi ciò andò di mezzo fu proprio Roberto Penzo, Tanfa, che si prese una manganellata sulla testa. Il clima era pesante allora come sta diventando pesante oggi e verrebbe da fare un parallelo con la situazione attuale.


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