mercoledì 25 marzo 2020

LA CAPITANERIA DI PORTO DI CHIOGGIA NON È CHIUSA: AMMESSO UN INGRESSO PER VOLTA, PREVIO APPUNTAMENTO. SOLLECITO ALLE PRATICHE ONLINE

Nella giornata di ieri, Chioggia Azzurra aveva pubblicato la notizia della consegna, da parte degli armatori della marineria di Chioggia, dei documenti di bordo relativi ai pescherecci, avvenuta per via telematica alla Capitaneria di Porto, mediante posta elettronica certificata.
Nell'articolo stava scritto testualmente «essendo la Capitaneria praticamente chiusa al pubblico in questi giorni»: la circostanza non risponde al vero, dal momento che -come riportato in precedenza, dai primi giorni della crisi- gli uffici di piazzetta Marinai d'Italia ai piedi del Ponte di Vigo sono aperti e funzionano, avendo la cura di limitare a una persona per volta l'accesso dell'utenza.
L'ufficio Pesca della Guardia Costiera riceve telefonicamente per pratiche urgenti ai numeri 041 8942504 oppure 041 5508211: telefonando si possono concordare le modalità assieme al personale. Inoltre, l'invio digitale dei documenti dà all'armatore la certezza della data di ricezione, a partire dalla quale viene conteggiato il "fermo" di nove settimane, e dispensa di compiere spostamenti non necessari, evitando di stare in fila all'esterno.

LA FAI CISL INVOCA RAPIDITÀ PER LA CASSA INTEGRAZIONE IN DEROGA: «I PESCATORI SONO FERMI DA PARECCHI GIORNI E NON POSSONO ASPETTARE»

Procede l'ammissione della pesca e dell'agricoltura alla cassa integrazione straordinaria prevista dal governo. Ieri infatti è passato in sede di giunta regionale l'accordo-quadro relativo all'ammortizzatore sociale per le due categorie, ma affinché sia efficace bisogna che siano pubblicate le linee guida operative. Pierpaolo Piva della FAI CISL valuta in circa 30 giorni la distanza minima di tempo dalla presentazione della domanda al pagamento da parte dell'INPS: «Abbiamo bisogno di rapidità - dice il sindacalista - perché i pescatori sono fermi da parecchi giorni. Appena escono le linee guida, potranno accedere alla CIG».

martedì 24 marzo 2020

I PESCATORI DI CHIOGGIA E DI TUTTA ITALIA NON RITORNANO IN MARE E CONSEGNANO I DOCUMENTI ALLA CAPITANERIA DI PORTO IN VIA TEMPORANEA

Anche la marineria di Chioggia, come quelle di tutta Italia, ha provveduto in questi giorni a consegnare alla Capitaneria di Porto i documenti di bordo, il libretto di controllo dell'imbarco e del consumo di carburante, a seguito del perdurare della decisione di non affrontare la normale attività in mare. Il decreto Cura Italia attribuisce un fondo di centomila euro per le imprese agricole e della pesca, la cassa integrazione per nove settimane ai dipendenti marittimi.
Già dall'inizio della scorsa settimana i pescherecci chioggiotti si erano fermati, dal momento che a bordo è difficile mantenere le distanze minime di un metro fra tutto l'equipaggio, oltre al fatto che il prodotto rimane invenduto al mercato ittico e i prezzi colano a picco. La stessa pescheria al minuto della città lagunare conta ormai aperti solo tre o quattro banchi.
Il decreto numero 18 del 17 marzo obbliga gli armatori che non svolgono attività in via temporanea ad autocertificare le giornate di inattività e depositare le licenze di pesca, che saranno riconsegnato assieme al resto dei documenti alla ripresa del lavoro. Il passaggio è avvenuto tramite posta elettronica certificata con visto digitale, essendo la Capitaneria praticamente chiusa al pubblico in questi giorni.

A proposito della questione, l'eurodeputata Rosanna Conte parla di «disastro per la pesca italiana, con l'economia ferma da tempo e così il commercio ittico. Ancora non si conosce quanti dei 100 milioni di euro stanziati per l'agricoltura e la pesca andranno effettivamente ai lavoratori del mare, non c'è stata dal governo la chiarezza necessaria. Andare a pesca non è stato vietato, ma non conviene farlo».

sabato 21 marzo 2020

ROSANNA CONTE (LEGA) TROVA INSUFFICIENTI LE MISURE EUROPEE E NAZIONALI DI SOSTEGNO AL SETTORE PESCA NEL CONTRASTO AL CORONAVIRUS

L'onorevole Rosanna Conte, europarlamentare della Lega, commenta criticamente le misure europee e nazionali a sostegno della pesca durante l'emergenza da Covid-19. «Sono insufficienti - dice Conte - perché le marinerie italiane vanno urgentemente aiutate a superare questo momento di grande difficoltà. I pescatori hanno bisogno di misure in grado di fronteggiare una crisi in atto già da tempo nel settore, anche a causa di norme europee che non hanno tenuto nella dovuta considerazione le peculiarità della pesca adriatica».
È necessario, secondo Conte, che il FEAMP possa sostenere il fermo temporaneo causato da crisi sanitarie, abbattendo il limite temporale di sei mesi nonché le limitazioni finanziarie previste dal regolamento: «Stiamo lavorando - sostiene la parlamentare europea - affinché queste modifiche vengano inserite nel pacchetto di riforme di alcuni regolamenti comunitari volti a mobilitare gli investimenti per far fronte agli effetti del Covid-19. Queste riforme verranno votate con procedura d’urgenza la prossima settimana e ci aspettiamo che le modifiche al FEAMP vengano avanzate anche dall’Italia».
Per quanto riguarda, invece, il livello nazionale, le misure prese dal Governo nel decreto Cura Italia secondo Rosanna Conte «non sono sufficienti a fronteggiare le gravi conseguenze negative sul comparto. L'istituzione di un fondo da 100 milioni a sostegno delle imprese agricole e per l'arresto temporaneo dell'attività di pesca, infatti, vedrà solo una parte residuale delle risorse andare alle imprese della pesca. Per noi è necessario procedere alla sospensione delle scadenze e dei pagamenti, nonché ad interventi di semplificazione amministrativa. Inoltre, i pregressi fermi pesca devono essere saldati velocemente per consentire ai pescatori di poter contare su liquidità da reinvestire in questa situazione di difficoltà».

mercoledì 18 marzo 2020

CASSA INTEGRAZIONE IN DEROGA PER LA PESCA NEL DECRETO "CURA ITALIA": FUNZIONA COME UN FERMO PESCA STRAORDINARIO DI NOVE SETTIMANE

All'interno del decreto Cura Italia, pubblicato nella notte dalla Gazzetta Ufficiale, è stato inserito anche un articolo che istituisce la cassa integrazione in deroga per il settore della pesca, in conseguenza dell’emergenza sanitaria da Covid-19. Si tratta di un fermo pesca straordinario con una durata massima di 9 settimane: ai lavoratori saranno riconosciuti i contributi figurativi e l’80% della retribuzione calcolata sul minimo monetario garantito.
Il sindacato FAI CISL, che da sempre auspica l'adozione di un ammortizzatore sociale strutturato per il settore, è soddisfatto per questo risultato: «Questo ammortizzatore - dice il coordinatore nazionale Pierpaolo Piva - va a tutelare un settore già martoriato da tanti problemi, e che con questa emergenza sanitaria rischiava di affondare. Per far fronte ai danni diretti e indiretti derivanti dall’emergenza da Covid, e per assicurare la continuità aziendale delle imprese agricole della pesca e dell’acquacoltura, il Ministero ha istituito un fondo con una dotazione di 100 milioni per l’anno 2020».
Altre novità: nel decreto Cura Italia è bloccato ogni licenziamento per motivi economici per 60 giorni, vengono attribuiti 100 euro pro quota a coloro che in marzo hanno lavorato, 600 euro di indennità per gli operatori stagionali in agricoltura, la cassa integrazione in deroga per gli operai agricoli, 15 giorni di permessi retribuiti al 50% per chi si è dovuto trattenere a casa per la cura di figli fino a 12 anni (o 600 euro per pagare le baby sitter),12 giornate in più di permessi L104 per marzo e aprile, il periodo di quarantena per Covid è coperto dall'indennità di malattia, lo stop e il rinvio dei mutui per la prima casa, il prolungamento a 128 giorni della domanda per l'assegno NASPI di disoccupazione.

martedì 17 marzo 2020

ASTENSIONE DALLA PESCA, A BORDO NON SI RIESCE A RISPETTARE LE DISTANZE. IL DIRETTORE DEL MERCATO DENUNCIA ALCUNI COMMENTATORI: «SPARGONO FAKE»

Continua l'astensione volontaria della marineria clodiense dall'attività di pesca, già praticata anche ieri. Gran parte del prodotto al mercato rimane invenduta, a causa della chiusura di ristoranti e dei blocchi di frontiera al trasporto verso l'estero, pertanto gli armatori hanno deciso di lasciare i pescherecci alla riva: inoltre, raccontano alcuni di essi, è difficile rispettare le distanze di un metro, stabilite dal decreto governativo. Nelle cuccette infatti i pescatori dormono vicini, e non vi sono garanzie riguardo la salute di eventuali frequentazioni esterne antecedenti: per questo i comandanti, responsabili della sicurezza del proprio equipaggio, hanno contribuito alla decisione di non partire.
Dal canto suo, il direttore del mercato ittico all'ingrosso Emanuele Mazzaro ha manifestato l'intenzione di denunciare alcuni commentatori della pagina facebook di Chioggia Azzurra, che sotto un post relativo alla volontà di tenere aperto il mercato, rispettando le norme di sicurezza, avevano riportato di alcuni ipotetici casi di Coronavirus che si sarebbero verificati tra gli operatori della struttura. Si tratta di notizie assolutamente non confermate, anzi smentite dallo stesso direttore, che intende così tutelare la professionalità e la reputazione di chi vi lavora.

lunedì 16 marzo 2020

LA POLITICA SI MOBILITA PER LA PESCA: MOVIMENTO 5 STELLE E FRATELLI D'ITALIA CHIEDONO LA CASSA INTEGRAZIONE E INTERVENTI IN SEDE EUROPEA

La situazione della pesca a Chioggia, in epoca di Coronavirus, preoccupa anche le forze politiche. Una nota del Movimento 5 Stelle chiede all'assessore Daniele Stecco un intervento verso i ministeri preposti per sostegni concreti e urgenti: uno su tutti, la cassa integrazione per i pescatori, da parificare alla CISOA degli agricoltori.
«Comprendiamo che il governo debba tutelare la salute dei cittadini e allo stesso tempo limitare i danni per l'economia - firma il capogruppo del M5S in consiglio comunale a Chioggia, Paolo Bonfà - ma oggi ci sono interi comparti che stanno lavorando senza avere guadagni, o addirittura avendo come conseguenza delle perdite economiche. Alcune categorie stanno continuando il proprio lavoro per approvvigionare il Paese di beni di prima necessità, a dispetto dei propri interessi economici. Tra questi comparti vi sono anche la pesca e il relativo indotto: ci auguriamo che il governo capisca che se la pesca non sarà sostenuta adeguatamente vi saranno risvolti critici, come un fermo obbligatorio. Per questo chiediamo con forza che vengano messi a disposizione adeguati strumenti di ammortizzazione sociale».
Dal canto suo Sergio Berlato, europarlamentare di Fratelli d'Italia, ha sottoposto un'interrogazione alla Commissione Europea per salvaguardare il settore ittico: nelle intenzioni del promotore, la Commissione dovrebbe stanziare almeno 50 milioni per i pescatori italiani, al fine di fronteggiare la drastica riduzione di attività e la drammatica riduzione di reddito di tutti i segmenti produttivi. Berlato ha inoltre chiesto che vengano assicurati i finanziamenti necessari a favorire la liquidità alle imprese, impedendone la chiusura. Anche Fratelli d'Italia auspica l'estensione della CIGS in deroga a tutti i pescatori, operanti in qualunque ambito (acque marine, interne e lagunari), a qualunque titolo imbarcati (anche proprietari e caratisti), indipendentemente dal loro numero (anche sotto i 5 dipendenti).