martedì 24 marzo 2020

I PESCATORI DI CHIOGGIA E DI TUTTA ITALIA NON RITORNANO IN MARE E CONSEGNANO I DOCUMENTI ALLA CAPITANERIA DI PORTO IN VIA TEMPORANEA

Anche la marineria di Chioggia, come quelle di tutta Italia, ha provveduto in questi giorni a consegnare alla Capitaneria di Porto i documenti di bordo, il libretto di controllo dell'imbarco e del consumo di carburante, a seguito del perdurare della decisione di non affrontare la normale attività in mare. Il decreto Cura Italia attribuisce un fondo di centomila euro per le imprese agricole e della pesca, la cassa integrazione per nove settimane ai dipendenti marittimi.
Già dall'inizio della scorsa settimana i pescherecci chioggiotti si erano fermati, dal momento che a bordo è difficile mantenere le distanze minime di un metro fra tutto l'equipaggio, oltre al fatto che il prodotto rimane invenduto al mercato ittico e i prezzi colano a picco. La stessa pescheria al minuto della città lagunare conta ormai aperti solo tre o quattro banchi.
Il decreto numero 18 del 17 marzo obbliga gli armatori che non svolgono attività in via temporanea ad autocertificare le giornate di inattività e depositare le licenze di pesca, che saranno riconsegnato assieme al resto dei documenti alla ripresa del lavoro. Il passaggio è avvenuto tramite posta elettronica certificata con visto digitale, essendo la Capitaneria praticamente chiusa al pubblico in questi giorni.

A proposito della questione, l'eurodeputata Rosanna Conte parla di «disastro per la pesca italiana, con l'economia ferma da tempo e così il commercio ittico. Ancora non si conosce quanti dei 100 milioni di euro stanziati per l'agricoltura e la pesca andranno effettivamente ai lavoratori del mare, non c'è stata dal governo la chiarezza necessaria. Andare a pesca non è stato vietato, ma non conviene farlo».

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