I pescatori non demordono. Dopo la partecipata iniziativa di ieri, oggi non c'è stato il previsto incontro col ministro Martina, quindi anche domani le marinerie d'Italia saranno in piazza Montecitorio: l'appuntamento è per le 9 di mattina. «Manifesteremo in modo intelligente», dice Elio dall'Acqua del Consorzio Armatori Pescherecci Chioggia, che con altri cinquanta chioggiotti stanotte alle 3 partirà per la capitale, dopo averlo ratificato durante un sit-in pomeridiano in municipio. Salgono così a 4 i giorni di agitazione del settore contro la legge 154, con le barche che non prendono la via del mare per cento ore consecutive.
Elio dall'Acqua
Duemila pescatori da tutta Italia, circa venti i chioggiotti, ieri hanno manifestato a Roma per chiedere di cambiare la legge 154 che impone contravvenzioni notevoli, anche nell'ordine delle decine di migliaia di euro, dopo la depenalizzazione della pesca sottotaglia. L'agitazione, organizzata da Marinerie d'Italia e d'Europa col suo presidente Francesco Caldaroni, è stata molto animata e rumorosa, con fumogeni accesi davanti a Montecitorio e cori contro la classe politica.
Elio dall'Acqua del Consorzio Armatori Pescherecci di Chioggia riferisce che una delegazione composta da lavoratori di tutte le regioni è stata ricevuta dalle ore 15 alle 18 in Parlamento, dopo un incontro a mezzogiorno al Ministero per l'agricoltura col direttore generale della pesca Riccardo Rigillo, che non aveva portato ad impegni scritti.
I pescatori hanno invece strappato l'impegno a trattare la questione 154 in commissione pesca entro il mese di maggio -prima non è possibile per le pratiche di calendario- con un foglio sottoscritto da tre membri della commissione stessa: Nicodemo Oliverio (calabrese del PD), Adriano Zaccagnini (romano eletto col M5S e ora passato ai Democratici e Progressisti di Bersani, via SEL), Giuseppe L'Abbate, pugliese del M5S. Con la folla dei pescatori ha parlato anche Laura Venittelli, responsabile nazionale pesca del PD.
Da segnalare comunque l'insoddisfazione dei siciliani, dal momento che l'accordo non menziona le questioni che a loro stanno più a cuore, ovvero le specificità del pesce spada, del tonno, della pesca a palangaro e delle telecamere nello strascico: le marinerie chiedono infatti l'armonizzazione con le leggi europee e la licenza di tenere a bordo più di un attrezzo topico.
Le delegazioni dell'isola hanno ottenuto la solidarietà dei colleghi del resto d'Italia, e qualcuno di sera è tornato al paese a fermare le barche che stavano uscendo in mare: anche oggi braccia incrociate fino a mezzanotte, quando i pescherecci torneranno a prendere la via dell'acqua. Nel frattempo stamane le Marinerie d'Italia hanno un incontro col ministro Martina, cui viene chiesta una promessa scritta di revisione della legge 154.
L’assessore regionale all’agricoltura, caccia e pesca Giuseppe Pan aprirà i lavori del seminario nazionale “Scenari di cooperazione tra i Flag italiani”, organizzato mercoledì 1° marzo dal Gruppo di azione costiera veneziano (VeGAL -Venezia Orientale), in collaborazione con la Regione Veneto, il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e il Farnet (Fisheries Areas Network), nell’ambito del programma operativo 2014/2020 di gestione dei fondi FEAMP (fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca). Il seminario si terrà al palazzo Grandi Stazioni di Venezia, dalle 9.30 alle 17, e sarà l’occasione per fare il punto della situazione sui progetti già avviati di cooperazione interterritoriale e transnazionale che hanno l’obiettivo di favorire una pesca sostenibile e di migliorare l’utilizzo del patrimonio ambientale delle zone di pesca. «Questo seminario –dichiara l’assessore Pan- è un importante momento di confronto dove potranno nascere idee nuove per valorizzare le potenzialità del patrimonio ambientale delle zone di pesca. Saranno presenti anche i vertici dei 35 Gruppi locali di azione costiera di tutte le regioni italiane e il Ministero, rappresentato da Riccardo Rigillo della Direzione generale settore pesca». L’incontro è rivolto agli organismi intermedi, ai Flag e agli enti pubblici e privati di riferimento del settore della pesca che con la loro attività di progettazione mirano a trovare un terreno comune di contenuti e partnership.
Un caso più unico che raro in questa stagione, vedere i pescherecci ormeggiati di mattina e di pomeriggio nei canali di Chioggia, durante un lunedì solitamente di lavoro. Spiega Roberto Penzo: «Domani avremo una importante manifestazione a Roma contro la legge 154, che penalizza il sistema pesca con infrazioni pesanti, e quindi abbiamo deciso di fermarci già oggi. Giusto volere delle regole, ma non si può pensare di fare cassa sulle spalle dei pescatori». Stamane intanto un incontro preparatorio alla Capitaneria di Porto ha visto la partecipazione di molti uomini di mare.
Nella giornata di venerdì è accaduta una collisione in mare tra due pescherecci chioggiotti, l'Illiria e il Gulliver, ora ormeggiati alla banchina di Punta Poli. Si tratta di due barche che navigano per conto proprio, pescando a ramponi. Sicuramente il mare era mosso, e si sa che con il mare mosso i rischi congeniti all'attività di pesca aumentano. Le immagini rivelano danni non esageratamente pesanti: il Gulliver presenta un'ammaccatura in alto nel mascone di dritta, ovvero la parte rastremata della prua, mentre l'Illiria ha una botta attorno alla metà dello scafo, sempre a dritta e in direzione della prua. Questo lascia intendere che i due mezzi si siano incrociati fra loro, anche se le dinamiche non sono ancora chiare. I comandanti hanno l'obbligo di segnalare alla Capitaneria di Porto l'abbordo in mare entro le 48 ore da quando è avvenuto.
AGGIORNAMENTO DI LUNEDÌ 13: Emergono nuovi particolari dalla collisione avvenuta in mare, a 50 miglia dalle coste, lo scorso venerdì tra i pescherecci chioggiotti Gulliver e Illiria. È stata la prima a subire un'avaria alle pompe, con una piccola perdita d'aria che ha condizionato anche il timone, che non girava più; l'Illiria stava pescando nei paraggi, procedendo con un angolo di 45° di traverso al Gulliver. Al che entrambe le barche si sono fermate ma la collisione è stata inevitabile. Ieri è stata presentata la comunicazione alle autorità competenti, i due pescherecci possono continuare a prendere la strada del mare data l'esiguità dei danni che tuttavia restano ancora da quantificare.
«Con riferimento alla questione sollevata dal consigliere Beniamino Boscolo, relativa alla perdita del finanziamento di 100mila euro per la realizzazione di ormeggi all'isola del Buon Castello, voglio precisare che, sebbene assessora alla pesca da poco più di un mese, mi sono da subito interessata alla cosa». Esordisce così una nota dell'assessora Patrizia Trapella, in risposta alle dichiarazioni di Beniamino Boscolo riportate ieri. Prosegue il comunicato: «Un progetto del 2009, iniziato con la giunta di Romano Tiozzo, approvato nel 2010 dal commissario prefettizio, che delegava la materia al settore Lavori Pubblici, infine portato avanti dal 2011 al 2016 dalla giunta Casson. Spiace leggere che questa amministrazione si giustificherà dicendo che la colpa della perdita del finanziamento non è propria, ma non vedo quale altra giustificazione si possa dare».
Continua Trapella: «Importante sottolineare come solo nel 2016, con la nomina di Stefano Penzo a dirigente, è stata evidente l'impossibilità di realizzare il progetto finanziato. Non si capisce, infatti, come è stato possibile pensare di eseguire interventi in un'area a terra quasi interamente di proprietà privata, e in acqua in un ambito di competenza del Magistrato alle Acque, ora Provveditorato alle Opere Pubbliche. Il Comune non aveva titolo».
A marzo 2016 l'amministrazione Casson aveva convenuto di modificare in proposito il progetto iniziale, con formale richiesta alla Regione di cambio dell'ubicazione degli interventi inizialmente previsti al Buon Castello. La Regione rispose il 29 maggio, in piena campagna elettorale per le comunali, dando termine ultimo per la realizzazione dei lavori al 30 ottobre 2016. Il tempo però si è rivelato ovviamente insufficiente a formalizzare un accordo di programma col Provveditorato. Allora si è chiesta la proroga di un anno, negata dalla Regione lo scorso novembre.
Anche la vongola verace di Chioggia ora ha il suo marchio. Presentata stamane in sala consiliare, la certificazione di origine controllata è iniziativa di una neonata associazione, La Vongola Verace, che raccoglie quattro importanti realtà del territorio: Cam, Clam, Blupesca e Crame. Lo scopo dell'iniziativa è la valorizzazione della conoscenza di questa produzione tipica e la difesa dai comportamenti non consoni di alcuni operatori, che rendono attaccabile il settore. Nei mesi scorsi un servizio tv e alcune “confessioni” tutte da verificare avevano gettato cattiva luce attorno alle vongole lagunari e a chi le pesca: a questo proposito, l'adozione di un marchio è stata caldeggiata anche dall'ufficio servizi veterinari del mercato ittico di Chioggia, proprio per tutelare la sicurezza dei consumatori. «Siamo partiti nel marzo 2014 -ha detto Renzo Morato della Cam- quando la vongola verace della laguna sud è stata inserita nei prodotti tradizionali italiani. Abbiamo dato vita a un comitato scientifico, e ora il marchio può essere utilizzato da pescatori e impianti con caratteristiche precise e prefissate». I presupposti sono positivi, continua Morato: «Se sono rose, fioriranno. Ma serve anche l'apporto dei pescatori».
Buone impressioni anche da Alberto Corrieri di Coopesca («non siamo entrati nel novero dei problemi di cui risente la categoria, intanto il marchio chioggiotto è apprezzabile per evitare certi servizi tv denigratori») e dalle forze sociali coinvolte nel discorso sulla legalità, come i sindacati: il tavolo di confronto con gli enti locali sarà continuo. La consigliera regionale Erika Baldin ha rilevato come «il marchio oltre alla tracciabilità aiuta a evitare anche i traffici abusivi del passato. Si tratta di un prodotto sicuro, sano, qualitativo, senza compromissioni». Il Veneto ha il primato di produzione della vongola filippina, nella quale l'Italia è seconda dopo la Cina: fu introdotta nel 1983, anno in cui si sono consorziate per i controlli le quattro imprese che ora si riconoscono nel marchio della vongola verace chioggiotta.