La scorsa settimana i pescatori di tutta Europa hanno protestato contro le politiche Europee che stanno mettendo a rischio il futuro del settore.L’atto sotto “accusa” è il "Piano d'azione per la protezione degli ecosistemi marini" della Commissione europea che mira a vietare la pesca di fondo nel 30% dei nostri mari.
La protesta messa in atto dai pescatori, simbolica, è costituita nel far sentire le sirene dei pescherecci all’unisono.
Un grido d’allarme da parte di un settore che sta scomparendo e che i pescatori sperano si senta e gli si presti ascolto e che vengano fermate le politiche che stanno innescando una crisi nel settore.
Se il piano d'azione della Commissione europea e la legge sul ripristino della natura saranno attuati come proposto, l'Europa rischia il 25% della sua produzione di pesce, 7.000 imbarcazioni e 20.000 pescatori e donne.
Negli ultimi vent’anni a protezione dell’ambiente marino e per il recupero degli stock ittici sono stati fatti numerosi sforzi, sostenibilità degli stock ittici sbarcati nell’Atlantico, riduzione delle emissioni dei gas serra, riduzione delle aree di pesca e minor capacità di cattura, si parla del 30% di giornate in mare in meno nel settore strascico negli ultimi quattro anni e la chiusura di aree alla pesca.
Il settore è al limite della soglia minima di sostenibilità economica ma sembra, a dire dei rappresentanti del settore, che per la Commissione Europea ciò non sia sufficiente.
Le politiche che l’UE sta mettendo in atto sta mettendo in ginocchio il settore togliendo qualsiasi prospettiva per il futuro.
Di questo passo, in futuro, si potranno consumare solo prodotti ittici provenienti da Paesi terzi, i cui standard ambientali e sociali sono quasi sempre inferiori a quelli dell'UE.
È tempo, come afferma il settore, che l'UE ripensi alla provenienza dei prodotti ittici ricordando al Commissario che nel suo mandato deve cercare di mantenere la redditività della flotta e di massimizzare la produzione alimentare nell'UE, come chiaramente indicato nei trattati istitutivi dell'UE".
ETF il sindacato europeo della pesca ha indetto per questa settimana una mobilitazione contro un provvedimento della commissione europea dal titolo” Proteggere e ripristinare gli ecosistemi Marini per una pesca sostenibile”. Cosa vuol dire? Vuol dire che la Commissione Europea vuole estendere le aree protette dal 12 al 30% ,questo significherebbe che entro il 2030 la pesca a strascico andrebbe a collassare, creando grossi problemi occupazionali.
Pescatori e loro famiglie che rischiano di perdere il posto di lavoro e questo è inaccettabile, è inaccettabile perché stiamo parlando di un settore che ha già i suoi problemi, è da anni che aspettiamo un ammortizzatore sociale strutturato.
E ad oggi non c’è ancora il decreto attuativo se a questo si aggiunge anche la commissione europea con questi provvedimenti il settore rischia di morire.
A partire proprio dalla pesca a strascico.
Ricordo che i tre pilastri della politica comune della pesca sono: sostenibilità ambientale, sociale ed economica.
Ad oggi l’economica e il sociale vengono abbattuti con questo provvedimento e questo non va assolutamente bene. È per questo che a giugno organizzeremo una giornata di mobilitazione contro un provvedimento che noi giudichiamo inaccettabile.
“Se si confermerà quanto annunciato dal Commissario europeo Sinkevičius, la pesca a strascico è destinata a scomparire, portando, a cascata, alla perdita del 50% dell’attuale fatturato prodotto dal settore ittico”, lo afferma Jonatan Montanariello,
Consigliere Regionale commentando i risultati emersi dai lavori al Consiglio consultivo per il Mediterraneo, in corso a Montpellier, in Francia.
L’Unione Europea vuole bandire la pesca a strascico in più aree, ora in Italia è vietata nel 68% delle aree, ulteriori chiusure potrebbero essere devastanti.
Secondo il consigliere l’ipotesi del divieto della pesca a strascico non dovrebbe neppure essere presa in considerazione, questa modalità di pesca non deve uscire dal panorama, sostiene il consigliere ribadendo che l’ambiente va salvaguardato ma è necessario lavorare “per costruire uno scenario nel quale convivano la tutela ambientale e quella degli operatori”.
Al Mercato Ittico all’Ingrosso di Chioggia è iniziata una serie di incontri tecnici aperti agli addetti del settore organizzati da Regione Veneto e Veneto Agricoltura per individuare le necessità del mondo della pesca settore dopo settore.
Sei in totale i focus che coinvolgeranno gli attori principali del settore. Quelli di ieri hanno riguardato la pesca a strascico con le volanti, svoltosi la mattina, e l’allevamento ittico, tenutosi il pomeriggio.
I prossimi saranno sulla trasformazione del prodotto ittico, le draghe idrauliche, la logistica e il mercato e la piccola pesca. Gli incontri in cui andranno evidenziate le necessità dei vari settori, serviranno per avere un quadro più che mai completo per la prossima programmazione FEAMPA.
I punti critici che interessano tutto il settore ittico, l’incidenza del costo carburante, la necessità di effettuare uscite in mare strategiche per la gestione della risorsa e per le politiche di vendita, l’adozione di piani di gestione, la sperimentazione di nuove attrezzature meno impattanti.
A Pellestrina si trovava un centro ittico sperimentale un tempo gestito da Veneto Agricoltura che si interessava di riproduzione delle specie ittiche marine.In seguito le attività sperimentali si sono occupate anche di allevamento di molluschi, attività quindi molto importanti per chi opera e operava allora nel settore ittico lagunare.
Venivano condotte, inoltre attività scientifiche, in collaborazione con istituti di ricerca (Università di Padova-Dipartimenti di Biologia e Scienze Veterinarie Sperimentali, CNR-ISMAR di Venezia, ICRAM) riguardanti il miglioramento delle produzioni di acquacoltura ed il benessere del pesce allevato.
Oggi la struttura è stata presa in carico da parte di una società privata che se ne è aggiudicata la gestione, grazie a questo affidamento la struttura è ora in via di recupero.
I Carabinieri della motovedetta di Chioggia, nei giorni scorsi effettuando alcuni controlli per verificare il rispetto delle leggi che riguardano il trasporto e il commercio del prodotto ittico, hanno sequestrato 1000 kg di vongole di mare della specie “chamelea gallina”.
Il controllo in questione è stato effettuato nelle prime ore della mattina in località Porto Peschereccio di Scardovari, nel Rodigino; interessate alcune unità da pesca appena rientrate in porto.
Il primo controllo ha interessato un motopesca, chioggiotto il comandante, sulla cui coperta sono stati rinvenuti 42 sacchi di vongole lupini sprovviste della documentazione di legge relativa. Il comandante ha avuto una contravvenzione pari a 2000 euro.
Sempre di Chioggia anche il comandante del secondo motopesca controllato sul cui ponte di coperta sono stati recuperati 45 sacchi di bivalvi lupino prive dell’etichetta di tracciabilità, anche per il secondo comandante è scattata la sanzione di 2000 euro.
Un tonnellata di bivalvi quindi, ancora vitali e rigettati in mare per il ripristino del ciclo vitale.
Poco prima delle 11:40 di questa mattina alla Sala Operativa della Capitaneria di porto - Guardia costiera di Chioggia è giunta la segnalazione da parte di un peschereccio con cui si avvisava che un membro dell’equipaggio era stato colto da un malore improvviso e da forti dolori addominali.
Non appena è stata ricevuta la segnalazione la Sala Operativa della Capitaneria di Porto - Guardia Costiera di Chioggia, ha allertato l’equipaggio della motovedetta S.A.R. “CP 826” e il 118 predisponendo l’uscita in mare della vedetta per il trasbordo e il trasporto a terra dell’uomo, un venticinquenne imbarcato sulla Francesco B.
Contemporaneamente sono stati fatti vari tentativi per mettere in contatto il peschereccio con il personale medico del Centro Italiano Radio Medico (CIRM).
Il peschereccio è stato raggiunto dalla motovedetta a circa 10 miglia nautiche al traverso del porto di Chioggia alle 12:16 provvedendo a trasbordo del marinaio trasportato alla banchina d’ormeggio in Piazza Vigo.
Qua si è presa carico del trasporto fino all’ospedale una pattuglia della Capitaneria in quanto le ambulanze erano impegnate in altri interventi.
All’ospedale, ad attendere il marittimo c’era la madre. L’uomo è stato quindi affidato alle cure del personale sanitario.
Eventi simili che si concludono con operazioni svolte come da manuale fanno pensare alle situazioni in cui le cose potrebbero non andare così lisce.
Basti pensare alle paratoie del Mo.S.E. sollevate e al dover svolgere una simile operazione in questo contesto.
Senza la possibilità di usufruire delle conche di navigazione attraverso le quali si procederebbe con troppa lentezza comunque.
Si tratterebbe di una situazione di vera emergenza per l’impossibilità di prestare soccorso in tempi congrui via mare. Si deve pensare seriamente a gestire operazioni di soccorso tramite elicottero, in grado di percorrere distanze in breve tempo senza la preoccupazione di trovare ostacoli nel percorso.
Sono ipotesi già ventilate, andrebbero stilati dei protocolli d’emergenza in grado di contemplare anche questa eventualità.